Anche se nessuno sembra accorgersene, il problema non è tanto la qualità della politica quanto quella dell’informazione. E non da oggi.
Poonam, 7 anni, una goccia di pioggia. La storia della foto è qui.
Apparentemente la campagna di Libia è priva di vittime civili. I casi sono due: o abbiamo finalmente inventato le bombe intelligenti, o la stampa ha deciso che stavolta non è il caso di infierire. La prima sarebbe una grande notizia, la seconda una penosa conferma. Chiamatemi pessimista.
Ormai cronaca e storia si intrecciano, si confondono, vengono raccontate allo stesso modo. L’immediatezza della notizia annulla la distinzione. Un fatto che anni fa non avrebbe superato il filtro del tempo e dell’analisi, oggi assurge subito alla categoria di evento significativo. Ma la storia la si può scrivere solo a posteriori, sua condanna e sua fortuna.
Lezioni di un giovedì egiziano. Mubarak non è ancora morto, nonostante le notizie che lo vogliono già in fuga da ore. Grazie a Internet sono diventati tutti esperti ma ben pochi sanno veramente di cosa parlano. Ormai basta una voce incontrollata perché il mondo intero dia per buona una narrativa non corrispondente alla realtà. Quel che manca non è tanto la conoscenza dei fatti e del contesto in cui si svolgono (anche) ma soprattutto l’intuizione e la sensibilità politica nell’interpretare certi eventi. Tutti vanno a rimorchio. Ma non si sa più chi tira il carro.
Mi sembrano scomparse negli ultimi anni la capacità e la volontà dei giornalisti (in Italia soprattutto) di contestualizzare le notizie, di spiegare le differenze, di inserire i fatti all’interno di una cornice. E tutte le vacche, o quasi, diventano nere. Per me il contesto è tutto e la vita è una lotta continua per trovare la cornice giusta.