Ilya Grigoryevich Ehrenburg (1891 – 1967) was a Soviet writer, journalist, translator, and cultural figure.
“Era un’insistenza sulla libertà di pensiero e d’azione: non sulla libertà assoluta, ma su qualcosa di più vero, più forte e più affidabile della libertà assoluta, cioè la libertà relativa, una libertà che riconosce l’esistenza di altre libertà. Una libertà raggiunta consciamente. Una libertà che viene scelta e non solo elargita da Dio. Questa idea era, nel suo senso più ampio, il liberalismo: il liberalismo inteso non come dottrina rigida, bensí come stato d’animo, un modo di considerare la vita e la realtà”.
“La civiltà liberale apparteneva all’intera umanità, e la gente considerava le idee liberali un proprio patrimonio, che cercava di rivendicare. E ovunque si aspettavano col batticuore i traguardi futuri”.
”I massacri dimostrarono che, anche nei giorni in cui la razionalità liberale e il progresso umano sembravano fare passi da gigante, stava già nascendo un culto irrazionalista della morte e dell’omicidio: non tra gli africani ma tra gli europei, e non solo tra terroristi russi folli o millenaristi rivoluzionari. Il culto della morte stava nascendo tra gli europei occidentali in posizioni di responsabilità e potere, tra i capitani della civiltà che potevano provocare la morte di milioni di persone. E puntualmente la morte di milioni di persone arrivò, e a parte le vittime, pochissimi protestarono. Alcuni individui di animo nobile, e nessun altro. Quindi un ulteriore omicidio, quello dell’arciducadi Serbia a Sarajevo, e avvenne qualcosa di imprevedibile. In Europa scoppiò la guerra, e sembrava seguire uno schema tradizionale, perfino razionale, o almeno comprensibile: lo schema delle guerre precedenti in Europa”.
“I movimenti di massa furono trasformati in qualcosa di mai visto prima: movimenti di tipo nuovo, come disse Lenin (in Che fare?, 1902). E i movimenti di tipo nuovo si dedicarono a una sola ossessione che assorbiva tutte le loro energie: l’odio della civiltà liberale”.
“Così i movimenti di massa nuovamente mutati si avviarono su una strada di distruzione radicale: la strada che a Lenin piaceva definire, strizzando l’occhio a Sant-Just e alla ghigliottina, terrore”.
“E Camus aveva notato qualcosa di reale.
Aveva notato un impulso moderno a ribellarsi, che era emerso dalla Rivoluzione Francese e dall’Ottocento, e molto rapidamente, nel nome di un ideale, si era trasformato in un culto della morte. E l’ideale era sempre lo stesso, sebbene ogni movimento gli desse un nome diverso. Non era lo scetticismo né il dubbio. Era l’ideale della sottomissione. La sottomissione al tipo di autorità che la società liberale, aveva lentamente minato, e che i nuovi movimenti volevano ristabilire in modo diverso. L’ideale dell’uno invece che dei tanti. L’ideale di qualcosa di divino. Lo Stato totale, la dottrina totale, il movimento totale. Totalitario era la parola di Mussolini, che parlò a nome di tutti”.
”(…) nel ventesimo secolo, in ogni paese dell’Europa continentale spuntarono i Nechaev e gli Stavrogin, che presero il potere e assunsero il comando di eserciti, forze di polizia e movimenti popolari. E ognuno di questi Capi si comportava come si comporta Dio, infliggendo ciò che Dio infligge, cioè la morte”.
“Secondo Bruckner, gli americani avevano scelto la democrazia liberale come sistema migliore in assoluto, e non come compromesso, e continuarono a considerare la democrazia un sogno, e a pensare di essere investiti di una missione universale: diffondere la libertà. Ma gli europei erano arrivati alle idee liberali con uno stato d’animo diverso. Cercavano tranquillità. Assunsero queste idee perché le altre loro aspirazioni, più emozionanti, li avevano delusi. Sembrava che fosse accaduto proprio questo. L’euforia europea del 1989 era, secondo Bruckner, disciplinata. Ma allora, se la democrazia liberale per gli europei non esprimeva alcun tipo di sogno trascendente, che cosa avrebbe impedito al continente di sprofondare nella palude, borghese e compiaciuta, di desideri materiali che tanto preoccupava Fukuyama?”.
“Intere città della Polonia combatterono fino all’ultimo uomo per far sì che Svezia e Svizzera potessero continuare a perfezionare il proprio sistema sociale”.
”La guerra, disse Lincoln, stava verificando i principi di una società libera”.
“La guerra tra liberalismo e fondamentalismo islamico rispecchiava perfettamente, da questo punto di vista, le guerre precedenti tra liberalismo e altre forme di totalitarismo”.
”Le guerre terminarono quando gli ideologi apocalittici, in un momento di lucidità, smisero finalmente di sostenere l’apocalisse”.
“L’obiettivo del totalitarismo, scrisse Schlesinger nel 1949, stava tutto nel combattere l’ansia generata dal fascino di idee diverse e migliori”.
”Nel sistema antinichilista, la libertà degli altri significa la nostra sicurezza. E allora sosteniamo la libertà degli altri”.
Paul Berman, Terrore e liberalismo, 2003
Le classi medie iniziano le rivoluzioni ma non riescono a portarle a termine se non coinvolgono i ceti rurali o le masse più povere e meno acculturate. Pensiero di Huntington ripreso da Fukuyama.
La modernità richiede società aperte. I cambiamenti economici destabilizzano i sistemi politici che non vi si adattano. La modernizzazione è incompatibile con l’autoritarismo, se le popolazioni sono politicamente educate e potenzialmente attive (classi urbane). I sistemi autoritari possono industrializzare società agricole e gestire economie pianificate, ma non sostenere una crescita economica fondata sulla libera impresa, che richiede proprietà privata, stato di diritto e partecipazione politica delle classi medie.
Da Alexander J. Motyl, Fascistoid Russia: Whiter Putin’s Brittle Realm?
“Thus, 1848 had to wait until 1989 to truly renew itself. Because of technology’s quickened advance, political change is faster in the Middle East. But for 2011 to truly be remembered as the year of democracy in the Arab world, new forms of non-oppressive order will first have to be established”.
Robert D. Kaplan, 1848: History’s Shadow Over the Middle East
“Lo que había fracasado era el Estado liberal. Igual que ahora. Los recientes casos de corrupción son fruto de una España clientelar (Urdagarín, los EREs de Andalucía, el ‘caso Blanco’, Gürtel, la corrupción urbanística…) que sólo se explica por la existencia de un Estado ‘benefactor’ nacido no para proteger a los más débiles, en última instancia la esencia de la sociedad del bienestar; sino, por el contrario, como un instrumento de asignación de recursos basado en la capacidad de influencia de las élites políticas”.
Carlos Sánchez, La “Pepa” o el fracaso del liberalismo
“Far more than the Trucial States and the successor states of the Mandate territories, the creation of the Kingdom of Saudi Arabia was an organic affair. However, three aspects of this unusual birth set the stage for a lingering sense of artificiality.
First, the notion of “kingship” is not just a culturally disembodied notion, but a form of “rule” that is utterly alien to, and in fundamental tension with, traditional forms of political authority.
Second, the lack of a colonial legacy, and therefore of a collective definition of national self-hood through struggle, meant that questions of identity were never directly broached - in fact, they were deliberately subverted to pan-Muslim leadership. This has been a high-wire act for a country that proposes to envelope the world in a very minor (and widely despised) branch of fundamentalist Islam.
Third, the Kingdom’s initially wobbly identity as a global religio-political authority was thrust into foreign affairs at the climax of Nasser’s Pan-Arab moment which, for a moment in time, was vibrant and powerful enough to find supporters inside the Royal family itself. As a result, a striking situation emerged in which avoiding nationalism was a conscious state project”.
“Syria is an embarrassment to the Arabs but not because it kills and often kills without target or clear objective. It is an embarrassment because its killing has not worked”.
Martin Peretz, One Year Later: The Failure of the Arab Spring
Appunti sparsi sulla Corea del Nord post-Kim Jong-il. Il 2012 (centenario). Promesse alla popolazione. Casi di ribellione negli ultimi anni: scontri armati a Chongjin, Hamhung, Musan e Sinuiju (anni ‘80); rivolta di prigionieri nel campo di concentramento n. 12 di Onson (1987), cinquemila morti nella repressione; incidenti a Pyongyang dopo la partita Corea del Nord-Iran (2005); proteste violente in varie località del paese dopo la riforma monetaria del (2009).
“The ruling Assad family’s control of Syria has been a strategic boon to Iran due to its readiness to act as if they were fellow Shiites — thereby connecting Iran, Iraq, and southern Lebanon into a contiguous “Shiite crescent,” in the words of an alarmed Jordanian King Abdullah II. That is richly ironic, because President Bashar al-Assad and his inner core of followers who dominate the security forces are Nusayris, only re-branded in the 1920s as Alawites (“followers of Ali”) to better claim a Muslim identity as Shiites (“partisans” of Ali), but whose very un-Islamic doctrines would expose them to murderous repression in Iran — just ask a member of the post-Islamic Bahai community”.
Edward Luttwak, Revenge of the Sunnis
17/12/2011. Muore Kim Jong-il.
Noi possiamo anche riderci su, ma questa è la realtà di un paese.