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Kommunalka

Pensavo che Madame Bovary fosse un romanzo serioso, lento nell’incedere, perfino pedante. E’ stata la più grande sorpresa letteraria della mia vita. Che maniera di scrivere.

“Flaubert, por primera vez, aspira a infundir a la prosa el ritmo del verso (sin que por ello deje, desde luego, de ser prosa), y escribir la vida ordinaria como se escribe la Historia o la Epopeya (carta a Louise Colet, del 6 de enero de 1853). Y sabía que, de conseguirlo, esas vidas que aparecen reflejadas en sus obras, por muy ordinarias que fueran, alcanzarían ipso facto un cierto nivel mítico”.

Dal’introduzione all’edizione in spagnolo.

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“Era un’insistenza sulla libertà di pensiero e d’azione: non sulla libertà assoluta, ma su qualcosa di più vero, più forte e più affidabile della libertà assoluta, cioè la libertà relativa, una libertà che riconosce l’esistenza di altre libertà. Una libertà raggiunta consciamente. Una libertà che viene scelta e non solo elargita da Dio. Questa idea era, nel suo senso più ampio, il liberalismo: il liberalismo inteso non come dottrina rigida, bensí come stato d’animo, un modo di considerare la vita e la realtà”.

“La civiltà liberale apparteneva all’intera umanità, e la gente considerava le idee liberali un proprio patrimonio, che cercava di rivendicare. E ovunque si aspettavano col batticuore i traguardi futuri”.

I massacri dimostrarono che, anche nei giorni in cui la razionalità liberale e il progresso umano sembravano fare passi da gigante, stava già nascendo un culto irrazionalista della morte e dell’omicidio: non tra gli africani ma tra gli europei, e non solo tra terroristi russi folli o millenaristi rivoluzionari. Il culto della morte stava nascendo tra gli europei occidentali in posizioni di responsabilità e potere, tra i capitani della civiltà che potevano provocare la morte di milioni di persone. E puntualmente la morte di milioni di persone arrivò, e a parte le vittime, pochissimi protestarono. Alcuni individui di animo nobile, e nessun altro. Quindi un ulteriore omicidio, quello dell’arciducadi Serbia a Sarajevo, e avvenne qualcosa di imprevedibile. In Europa scoppiò la guerra, e sembrava seguire uno schema tradizionale, perfino razionale, o almeno comprensibile: lo schema delle guerre precedenti in Europa”.

“I movimenti di massa furono trasformati in qualcosa di mai visto prima: movimenti di tipo nuovo, come disse Lenin (in Che fare?, 1902). E i movimenti di tipo nuovo si dedicarono a una sola ossessione che assorbiva tutte le loro energie: l’odio della civiltà liberale”.

“Così i movimenti di massa nuovamente mutati si avviarono su una strada di distruzione radicale: la strada che a Lenin piaceva definire, strizzando l’occhio a Sant-Just e alla ghigliottina, terrore”.

“E Camus aveva notato qualcosa di reale.
Aveva notato un impulso moderno a ribellarsi, che era emerso dalla Rivoluzione Francese e dall’Ottocento, e molto rapidamente, nel nome di un ideale, si era trasformato in un culto della morte. E l’ideale era sempre lo stesso, sebbene ogni movimento gli desse un nome diverso. Non era lo scetticismo né il dubbio. Era l’ideale della sottomissione. La sottomissione al tipo di autorità che la società liberale, aveva lentamente minato, e che i nuovi movimenti volevano ristabilire in modo diverso. L’ideale dell’uno invece che dei tanti. L’ideale di qualcosa di divino. Lo Stato totale, la dottrina totale, il movimento totale. Totalitario era la parola di Mussolini, che parlò a nome di tutti”.

”(…) nel ventesimo secolo, in ogni paese dell’Europa continentale spuntarono i Nechaev e gli Stavrogin, che presero il potere e assunsero il comando di eserciti, forze di polizia e movimenti popolari. E ognuno di questi Capi si comportava come si comporta Dio, infliggendo ciò che Dio infligge, cioè la morte”.

“Secondo Bruckner, gli americani avevano scelto la democrazia liberale come sistema migliore in assoluto, e non come compromesso, e continuarono a considerare la democrazia un sogno, e a pensare di essere investiti di una missione universale: diffondere la libertà. Ma gli europei erano arrivati alle idee liberali con uno stato d’animo diverso. Cercavano tranquillità. Assunsero queste idee perché le altre loro aspirazioni, più emozionanti, li avevano delusi. Sembrava che fosse accaduto proprio questo. L’euforia europea del 1989 era, secondo Bruckner, disciplinata. Ma allora, se la democrazia liberale per gli europei non esprimeva alcun tipo di sogno trascendente, che cosa avrebbe impedito al continente di sprofondare nella palude, borghese e compiaciuta, di desideri materiali che tanto preoccupava Fukuyama?”.

“Intere città della Polonia combatterono fino all’ultimo uomo per far sì che Svezia e Svizzera potessero continuare a perfezionare il proprio sistema sociale”.

La guerra, disse Lincoln, stava verificando i principi di una società libera”.

“La guerra tra liberalismo e fondamentalismo islamico rispecchiava perfettamente, da questo punto di vista, le guerre precedenti tra liberalismo e altre forme di totalitarismo”.

Le guerre terminarono quando gli ideologi apocalittici, in un momento di lucidità, smisero finalmente di sostenere l’apocalisse”.

L’obiettivo del totalitarismo, scrisse Schlesinger nel 1949, stava tutto nel combattere l’ansia generata dal fascino di idee diverse e migliori”.

Nel sistema antinichilista, la libertà degli altri significa la nostra sicurezza. E allora sosteniamo la libertà degli altri”.

Paul Berman, Terrore e liberalismo, 2003

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La questione del popolo e del modo di considerarlo… è adesso da noi la più importante delle questioni, quella nella quale si racchiude tutto il nostro avvenire… E intanto il popolo, per tutti noi, è ancora una teoria, continua ad essere un problema. Tutti noi, amici del popolo, lo consideriamo come una teoria, e, a quanto pare, assolutamente nessuno di noi lo ama così come esso è in realtà, ma soltanto quale ognuno di noi se lo immagina. A tal punto che, se il popolo russo risultasse in seguito diverso da quale ognuno di noi se lo immagina, noi tutti, nonostante l’amore che gli portiamo, l’abbandoneremmo senza alcun rammarico”.

F. Dostoevskij, Diario di uno scrittore, 1873-1881.

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“Las Ciencias Naturales hacen lo mismo: dejando aparte las causas, buscan las leyes. En ese mismo camino se halla la historia. Y si la historia tiene por objeto el estudio del movimiento de los pueblos y de la humanidad, y no la descripción episódica de la vida de los hombres, debe, descartando de una vez la idea de las causas, buscar las leyes comunes a todos los elementos de la libertad, iguales, indisolublemente ligados entre sí e infinitamente pequeños”.

Lev Tolstoj, Guerra y Paz (Epílogo, Segunda parte, Capítulo XI).

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“En 1789 se produce en París un movimiento insurrecional. Ese movimiento crece y se extiende hasta plasmar en la marcha de los pueblos de occidente hacia oriente. Varias veces, ese movimiento de pueblos hacia oriente choca con el movimiento contrario, de oriente a occidente. En 1812, el movimiento llegó a su límite máximo, Moscú, y con extraordinaria simetría, se produce la marcha en sentido contrario, de oriente a occidente, que arrastra, como el movimiento anterior, a todos los pueblos intermedios. Esta marcha de regreso vuelve al punto inicial, París, y allí se detiene”.

Lev Tolstoj, Guerra y Paz (Epílogo, Segunda parte, Capítulo I).

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“El origen de esa extraordinaria perspicacia estaba en el sentimiento popular que llevaba en sí, con toda su pureza y con todo su vigor.
Solamente porque el pueblo reconocía en él tal sentimiento, pudo darse el caso, contra la voluntad del Emperador, de que se eligiera a aquel viejo en desgracia como figura máxima de la guerra nacional. Y fue únicamente ese sentimiento el que lo colocó en la altura suprema desde la que, como general en jefe, hizo cuanto pudo no para matar y aniquilar a los hombres, sino para preservarlos de la muerte y salvarlos”.

Lev Tolstoj, Guerra y Paz (Libro Cuarto, Cuarta parte, Capítulo V), parlando di Kutuzov.

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Authoritative discourse. Constative dimension. Performative dimension. From external canon to hypernormalization of the (authoritative) discourse. Deterritorialization and unintended consequences of the system. The concept of svoi: “ourselves”. The concept of vnye: “non-interested”. The concept of zagranitsa: “elsewhere”. Imaginary West. The concept of stiob: absurd irony by overidentification. With perestroika the shift is opposite: debating about constative dimension means the deconstruction of the authoritative discourse and, as a consequence, its end. The system implodes, unexpectedly but unsurprisingly.

Alexei Yurchak, Everything Was Forever, Until It Was No More: The Last Soviet Generation, 2005.

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“Cada hombre vive para sí mismo, goza de la libertad para lograr sus objetivos personales, y siente, en la intimidad de su ser, que puede o no llevar a cabo una determinada acción. Pero en cuanto la ha realizado, esta acción, ejecutada en un momento dado, no puede ser vuelta atrás, pasa a ser patrimonio de la historia, en la que no tiene significación de acto libre, sino predeterminado.

(…)

El hombre vive conscientemente para sí mismo, pero sirve al fin histórico de la humanidad como un instrumento inconsciente. La acción cumplida no puede ser vuelta atrás, y esa acción, simultaneada con millones de acciones realizadas por otros hombres, adquiere una importancia histórica.

(…)

La historia, es decir, la vida inconsciente, común, la del enjambre que es la humanidad, se aprovecha de cada momento de la vida de los reyes como de un arma para cumplir sus fines”.

Lev Tolstoj, Guerra y Paz (Libro tercero, Primera parte, Capítulo I).

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“Nos enseña la Biblia que la ociosidad, la ausencia de todo trabajo, era la condición de la beatitud del primer hombre antes de su caída. El amor a la ociosidad sigue siendo el mismo en el hombre caído, aunque la maldición pesa siempre sobre él, no tanto porque tengamos que ganarnos el pan con el sudor de nuestra frente, sino porque nuestras cualidades morales no nos permiten ser felices en el ocio. Una voz misteriosa nos acusa siempre que estamos ociosos. Si el hombre pudiera verse en un estado en el que, permaneciendo ocioso, se sintiera útil y cumpliendo con su deber en el ocio, encontraría una buena parte de su felicidad primitiva. Hay toda una clase, la militar, que goza de semejante estado de ociosidad obligatoria e irreprochable, y en ello reside y residirá el especial atractivo del servicio de las armas”.

Lev Tolstoj, Guerra y Paz (Libro segundo, Cuarta parte, Capítulo I).

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“Entretanto, la vida seguía adelante; la verdadera vida de los hombres, con sus intereses sustanciales de salud y de enfermedad, de trabajo y descanso; con sus aspiraciones intelectuales hacia la ciencia, la poesía y la música, con el amor, la amistad y el odio. Esa vida seguía como siempre, independientemente de la amistad política o de la hostilidad hacia Napoleón Bonaparte y de todas las reformas posibles”.

Lev Tolstoj, Guerra y Paz (Libro segundo, Tercera parte, Capítulo I).

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Quante volte “aggrottano le sopracciglia” in Guerra e Pace?

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“La Russia di quei tempi era un immenso sogno: le masse dormivano, in senso figurato; gli intellettuali passavano le notti svegli, in senso letterale, chiacchierando o semplicemente meditando fino alle cinque del mattino e uscendo a quell’ora per una passeggiata”.

“L’errore, la crepa, che secondo me fa che l’intero edificio crolli eticamente ed esteticamente, si trova nella decima parte, capitolo IV.
(…) quella frase singolare che, in quanto a stupidità pura, difficilmente avrà un equivalente nella letteratura mondialmente famosa: ‘La candela si stava consumando, illuminando pigramente in quella misera stanza l’assassino e la prostituta che avevano letto insieme il libro eterno’”.

Vladimir Nabokov, Curso de literatura rusa, 1981

Il primo passo è tratto dalla lezione di Nabokov su Turgenev, il secondo da quella su Delitto e castigo.

Il testo originale è in versione spagnola, la traduzione in italiano è mia.

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“In Russia prima del regime sovietico esistevano, sì, restrizioni, però non si davano ordini agli artisti”.

Vladimir Nabokov, Curso de literatura rusa, 1981

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Leggevo l’introduzione al corso di letteratura russa di Vladimir Nabokov e mi sono finalmente reso conto di come i personaggi dei romanzi possano assumere vita propria, una volta delineati nei tratti essenziali dagli autori. Quella che mi è sempre sembrata una frase priva di senso (il personaggio è quel che lo scrittore vuole che sia, pensavo) assume improvvisamente significato se si considera il contesto nel quale il carattere si muove, se si allarga lo sguardo dal soggetto a ciò che lo circonda, il più delle volte non descritto. Quando Nabokov ricostruisce l’arredamento della carrozza nella quale viaggia Anna Karenina, non arricchisce soltanto la scena ma immediatamente espande la natura del personaggio. E’ come un’esplosione nucleare, dalle conseguenze infinite, una trasformazione decisiva che può ripetersi ad ogni rilettura. Lo stesso accade con i quadri, quando si esce dalla cornice e ci si immagina il resto. So che è una considerazione banale per molti, ma per me è una scoperta. Sarà la mia scarsa familiarità con la narrativa.

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Storia di Barcellona, da Wikipedia. Meglio di questo libro confuso, incoerente e mal scritto.

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